Allegorie
Questa serie è nata quasi per caso, durante un progetto di mail art condiviso, e ha finito per diventare un capitolo fondamentale della mia ricerca.
Si sviluppa su opere volutamente piccole, da 20 o 25 centimetri: formati semplici e densi per affrontare, paradossalmente, le cose più grandi, pericolose e intense che conosco.
Spesso per raccontare un concetto enorme non serve una parete intera; a volte basta uno spazio ridotto dove concentrare tutto il pensiero. In queste piccole finestre parlo di amore, di perdite, di bellezza e di quel carico invisibile che ci portiamo dietro ogni giorno. Uso la leggerezza del formato per maneggiare ciò che, su grandi dimensioni, sarebbe quasi insopportabile.
Il filo conduttore di questi lavori è il quadrifoglio. Non è una scelta a tavolino, ma una peculiarità che mi insegue nel quotidiano: come sanno bene i miei amici, mi capita di trovarne ovunque mi trovi, quasi fosse un richiamo costante. Ho deciso quindi di prendere questo simbolo di rarità e trasformarlo in una chiave di lettura.
In questa serie, il quadrifoglio smette di essere un simbolo di fortuna cieca per farsi carne e allegoria dell’esistenza. È la nostra parte più esposta: quella che subisce l’assedio del denaro e dell’ideologia, e che viene prosciugata dai vampiri affettivi e dagli approfittatori.
Racconto le bugie che ci raccontiamo, i vincoli che accettiamo e il bisogno di nasconderci per sopravvivere. Ma il quadrifoglio è anche il seme della ribellione: rappresenta la forza di chi, travolto dalle avversità, sceglie di spezzare le catene.
Perché la fortuna non è un evento che cade dall’alto, ma una costruzione della volontà: la crei tu nel momento in cui decidi di resistere e di tornare a stare insieme.
Sono piccoli frammenti di vita e di futuro, estratti dal caos e fissati su piccole superfici che puoi tenere tra le mani, pronti per essere osservati da vicino, con calma, un centimetro alla volta.